Un viaggio in treno per cercare l’Europa

Viaggio in Treno
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Viaggio in Treno in Europa
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Viaggio Treno Europa
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C’è un momento della vita che viene associato al viaggio in treno in Europa, l’Interrail: la maturità. E, infatti, l’anno prima e l’anno dopo il mio esame mi trovavo continuamente a parlare con ragazzi che o lo avevano fatto o avevano amici che lo stavano per fare. Mentre loro parlavano di quanto si erano divertiti, in me si smuoveva un senso di invidia ma in qualche modo non bastava a farmi dire “lo faccio anche io“. Non che non mi interessasse, anzi. Mi sembrava una vera avventura, ma immagino che ci siano stati diversi motivi, allora, per spingermi a guardare questo viaggio solo da lontano. Avrei dovuto avere solo più coraggio.


Infilare tutte le mie cose in uno zaino, salire su un treno e andare a scoprire ogni angolo d’Europa, alla fine è diventato un sogno, chiuso bene in un cassetto, nella speranza di tempi migliori.

È una strana, ma fortunatissima, coincidenza che la stessa sorte, con sfumature diverse, sia toccata anche a Simone, mio marito. Anche lui, quando per la maggior parte è il momento di fare quel viaggio in treno, è rimasto giù e le avventure che poteva vivere se le è immaginate milioni di volte. Così è stato quasi naturale pensare a quel viaggio quando una sera ci siamo messi a elencare tutte le mete che avremmo potuto visitare durante il nostro viaggio di nozze.

Quella sera avevamo apparecchiato sulla penisola: piatti colorati, una bottiglia di vino e due calici. Non avevamo niente da festeggiare, eravamo solo contenti di aver iniziato a condividere con i nostri amici i preparativi del matrimonio. Tra le chiacchiere di quella sera non ricordo chi abbia tirato fuori la questione del viaggio di nozze, ma di fatto era uno dei tanti nodi da sciogliere. Iniziammo a elencare tutte le città che ancora non avevamo visto o le cose che ci sarebbe piaciuto fare prima o poi in qualche parte del mondo.

Tra un sorso e l’altro, ad un certo punto Simone mi chiese: “E se facessimo l’Interrail? L’avrei sempre voluto fare.” “Anche io! – esclamai – Ci sto!“.


I giorni successivi li abbiamo passati a leggere itinerari di tutti i tipi e a mettere sulla cartina tutte le tratte che avremmo potuto fare. Questa è la parte del viaggio che preferisco: organizzare il viaggio, pensare a quello che potrai fare una volta a destinazione, mi eccita. È come se ogni parte del mio corpo si mettesse a vibrare, in fermento fino al giorno della partenza.

Decidere che itinerario fare non è stato molto facile, avremmo voluto mangiare un kebab a Berlino e poi correre a vedere la Moschea blu di Istanbul, esplorare le foreste dell’Europa dell’Est o salire al punto più a nord della Scandinavia. Avevamo solo l’imbarazzo della scelta.

A chiarirci le idee ci hanno pensato lo scoppio della guerra in Ucraina e la necessità di non stare via più di venti giorni.

Non sapevamo che cosa avremmo trovato se fossimo andati troppo a Est. In quei giorni le notizie erano terribili e non sapevamo come sarebbe stato lo scenario una volta partiti. Così abbiamo optato per un compromesso: visitare le capitali d’Europa che non avevamo ancora visto. Partenza da Milano per raggiungere Parigi, Londra, Amsterdam, Berlino e Praga.

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Ho sempre amato stare in treno: quando andavo al liceo era la parte della giornata che preferivo. Mi sedevo e, semplicemente mi fermavo. Fare un viaggio in treno è come ritrovare il proprio ritmo. Il tempo diventa tangibile così come ogni dettaglio delle persone che condividono lo spazio di un vagone o del paesaggio che corre oltre il finestrino.

Di questo viaggio sento ancora il profumo dei biscotti che ci dividevamo nelle tratte più lunghe. Ho ancora stampato negli occhi il viso di un ragazzo accovacciato di fianco a me, la faccia un po’ triste, forse pensierosa. Stava facendo anche lui l’Interrail? Non aveva una gran voglia di parlare, così mi sono limitata a cercare di indovinare la sua vita. Su un altro treno, quello di rientro da Praga, alla fine del viaggio, sento ancora la matita del signore di fianco a me picchiettare sulle pagine del libro che stava leggendo. In italiano, un professore credo, ma questa volta ero io a non avere voglia di parlare. Tutto sul treno diventa più nitido, anche i pensieri.


Una folla di pensieri mi si aggrovigliava in testa mentre passavamo da una regione all’altra, da uno stato all’altro, attraversando distese di campi e colorate città. Mentre il treno si infilava in una stazione stipata di gente, lì intravedevo l’Europa. La seducente Parigi, con quella ferita che squarcia il cuore che è Notre Dame senza la sua guglia; Londra, frenetica, artistica, piena di contraddizioni. Ti sorprendi a guardare un gadget con impressa la Regina, mentre nelle narici s’infiltra un profumo di curry e di spezie. Amsterdam cartolina, porto dei mille piaceri, e poi Berlino, così spigolosa e Praga, austera e malinconica.

Ogni città sembra parlare un linguaggio tutto suo, ma sotto la superficie ognuna di loro racconta una storia comune. Ognuna è intrecciata all’altra e tu sei nel mezzo di quella matassa di fili. Come fai a non sentirti europeo quando tutto qui parla di te?

Nei sei giorni che abbiamo passato a Londra, mai una volta mi sono sentita fuori posto. Tutte le mie personalità, per una volta, erano in pace affrancate, ognuna, da un pezzo di città. Ho fatto presto a sentirmi a casa a Londra. Ma per me è facile, sono solo una turista. Cosa deve provare chi cerca in Europa una casa in cui salvarsi? Chi vede l’Europa come il simbolo di un futuro migliore?

Alla stazione di Berlino, quando sono arrivata, gli occhi cadevano sempre sui cartelli che segnalavano le zone di accoglienza per chi scappava dall’Ucraina. E io, l’unica cosa che riuscivo a pensare era “Chissà come si sentiranno…Adesso, sono in salvo, a casa“.

Qui, lungo i binari d’Europa, tutti dovrebbero poter pensare di essere a casa.

Sara Lasagni

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Ciao, io sono Sara. 28 anni, occhi verdi e occhiali. Tratto distintivo: affamata. Affamata della vita, del mondo, di sogni da realizzare, di luoghi da vedere, ma anche e, direi, soprattutto, di buon cibo. Ma non è questo ciò di cui ti parlerò qui. Storie nello Zaino nasce il 3 ottobre 2020, al rientro dal mio primo Cammino di Santiago. Ho sempre sognato una vita di avventure, alla scoperta delle culture di popoli antichi, dei meravigliosi paesaggi del nostro pianeta. Non voglio una vita di rimpianti, voglio rincorrere la mia felicità. Qui ti racconto le mie avventure di anima ribelle!

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