Se questo blog è per anime ribelli, allora è giunto il momento di parlare di una delle anime ribelli più conosciute del web, soprattutto tra i travel blogger e i nomadi digitali, Gianluca Gotto. Il suo libro, Le coordinate della felicità, è arrivato in un momento in cui avevo bisogno di sbloccarmi e ora voglio condividere con te le sensazioni che mi ha trasmesso.
La storia di Gianluca Gotto
Fin dalle prime pagine del libro mi sono rispecchiata nella storia di Gianluca. Un ragazzo come tutti noi che passa dalle superiori all’università quasi per inerzia. Si iscrive, dà i primi esami e poi sprofonda in una depressione costante. Una domanda continua a risuonargli in testa “ma è questo quello che vuoi per te? che ti rende felice?”. Mentre il cuore risponde di no, la testa dice di sì perché la strada scuola, lavoro, casa e famiglia è quella che hanno tutti tracciato per te, quella che tutti si aspettano da te. Ma tu? Cosa ti aspetti da te?
Tutti prima o poi ci siamo trovati davanti a un bivio: la nostra felicità o un percorso già tracciato. Cercare la nostra felicità alle volte non è semplice, anzi, ci porta lungo strade tortuose, a volte ci allontana dalle persone che amiamo, ma il più delle volte ci porta più vicini alla nostra anima, a noi stessi. Rende più forte l’amore che proviamo per noi stessi. Ecco, io nella storia di Gianluca ci ho visto tutto il coraggio che non ho mai avuto: quello di mettere prima me stessa e poi il resto del mondo.
Gianluca, ad un certo punto non ce la fa più. Lui e Claudia non riescono più a vivere a Torino, una città che li sta schiacciando tra l’ansia per il futuro e l’impossibilità di trovare un lavoro soddisfacente. Così decidono di partire e volare in Australia. Lì inizia la loro avventura di viaggiatori, ma soprattutto il loro cammino alla ricerca delle coordinate della felicità. Le troveranno in Canada? O in Asia? O forse il mondo è la casa della loro felicità?
Questo lo lascio scoprire a te…
Sai dove sono le coordinate della tua felicità?
Il libro di Gianluca Gotto è arrivato in un momento in cui avevo bisogno di una spinta per finire la laurea e dedicarmi completamente al mio progetto, questo blog. Non credevo, però, che riuscisse a stravolgermi la vita e l’ho letto con un po’ di riluttanza. In effetti, quando l’ho finito, non ho gettato via tutto, non ho fatto uno zaino e sono partita per andare dall’altra parte del mondo, ma mi ha aiutato a riflettere su una cosa. Quante volte ho detto di sì a cose che non mi andava di fare, solo perché tutti si aspettavano che andasse così. Quante volte ho rinunciato a me, mettendo davanti altre cose, altri impegni.
Spesso rinunciamo ai nostri sogni perché c’è sempre qualcos’altro che viene prima. Ecco, Le coordinate della felicità mi ha fatto capire che continuando così avrei sempre messo da parte la mia felicità per accontentare qualcun altro e alla fine, probabilmente, mi sarei ritrovata tra qualche anno a rimpiangere di aver sprecato delle occasioni per essere felice.
Certo che non si può sempre mollare tutto per andare dall’altra parte del mondo. Non sono sciocca, lo so. Però anche nella quotidianità si può fare qualcosa per noi stessi: ritagliarsi un momento della giornata per fare qualcosa che ci fa stare bene; togliere dall’elenco dei pensieri quelli per cui non abbiamo una soluzione e che, quindi, ci fanno solo stare male; cucinare un buon piatto solo per noi; guardare un film che ci fa ridere. Oppure, semplicemente, non.fare.niente.
E tu cosa fai per cercare le tue coordinate della felicità?




